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"È un uomo, niente altro. Ma un uomo in tutta l'accezione sublime del termine. Uomo della libertà, uomo dell'umanità", scrive di lui Victor Hugo.
Sempre in condizioni di inferiorità, dal 1848 al 1867 combatte sette campagne in Italia contro austriaci, napoletani e francesi, che nel 1870 soccorrerà nella guerra contro la Prussia. È astuto, creativo: in Brasile, trasporta le navi via terra; nel 1860 beffa i borbonici fingendo di ritirarsi e piombando su Palermo. Governi e parlamenti si occupano di lui; cronisti, disegnatori e fotografi lo seguono sui campi di battaglia.
La sua fama è tale che nel 1861 il presidente Lincoln gli offre il comando di un corpo d'armata nordista. Due anni dopo, su invito del primo ministro Lord Palmerston, giunge a Londra, acclamato da mezzo milione di persone. L'uomo del Rio Grande, di Montevideo, della spedizione dei Mille ispira la penna di scrittori come Dumas e Carducci.
Alla sua morte, la "Deutsche Zeitung" invoca un nuovo Omero "per canfare degnamente l'Odissea di questa vita". "Questa vita" è quella di Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei Due Mondi.
Eroe senza ideologie, perfetta incarnazione del mito romantico, spirito fiero e incorruttibile. Una leggenda le sue imprese, un romanzo di avventure la sua vita.